Una profonda leggerezza. Intervista a Paolo Triestino
04 aprile 2025
di Angela Consagra
Lei è regista e interprete dello spettacolo: com’è nata l’idea di mettere in scena Que serà?
La fascinazione per questo testo è stata condivisa anche dall’interprete femminile Edy Angelillo. L'idea per questo spettacolo è nata prima del Covid: ce lo teniamo sempre nel taschino sul cuore... Quando abbiamo un periodo libero proviamo a metterlo di nuovo in scena, perché è un testo che amiamo molto. Per noi interpreti è davvero una gioia andare in scena e provare a raccontare una storia in cui tutti si possano riconoscere. Storie profonde, che da spettatore ti porti via con te uscendo da teatro. Ma sempre con leggerezza: credo che alcune tematiche più sono importanti e più vadano affrontate con un certo grado di ironia. Se il testo mantiene al suo interno ‘il famoso messaggio’, un pensiero da provare a regalare agli spettatori, forse è meglio farlo con il sorriso per trovare con maggiore facilità quelle porte interiori, presenti in ognuno di noi, aperte e disponibili all’ascolto. Il grande regista Frank Capra affermava che, per arrivare al pubblico, la via migliore è quella della commedia: “Quando la gente si diverte, è più disponibile, crede in te. Non puoi ridere con qualcuno che non ti piace. E quando ridono, cadono le difese, e allora cominciano ad essere interessati a quello che hai da dire, al messaggio”. E se ci riflettiamo bene, la grande stagione della commedia all’italiana ha fatto di queste parole il suo cristallino paradigma. La grande guerra di Mario Monicelli ne è un esempio travolgente. Cosa c’è di più straziante di una guerra? Eppure nel film la leggerezza è ovunque, dalla piccola visuale di piccole vite si riceve uno sguardo emozionato e divertito, nonostante l’angoscia per ciò che di terribile che l’umanità ha prodotto (e continua, ahimè, a produrre).
Se dovesse dare una sua definizione di comicità, che cosa direbbe?
La comicità è l’interruzione di quel ritmo quotidiano che ci appartiene. Tutti abbiamo un ritmo personale: quando capita che, per qualsiasi ragione, venga sospeso, ecco che spesso scatta la comicità. Tutto ciò che improvvisamente contribuisce a interrompere il quotidiano abituale può far attivare la tirata comica. Comunque, più in generale, io ho notato che quando una cosa fa ridere me, in prima persona, poi mi accorgo che la sensazione si amplia e fa ridere anche gli altri. È un mio metro di giudizio, che parte dall’essere, a mia volta, spettatore. Anche quando mi diverto a scrivere dei testi, alla fine ho lo stesso tipo di riscontro: scopro che per almeno il 90% delle volte diverte pure i lettori.
“Per noi interpreti è davvero una gioia andare in scena e provare a raccontare una storia in cui tutti si possano riconoscere"
Il sentimento dell’amicizia, che viene descritto nel vostro spettacolo, è difficile da raccontare?
Que serà, un testo di Roberta Skerl, racconta di tre amici che si ritrovano: si incontrano e si scontrano continuamente, perché si conoscono da sempre. Sono quegli amici che la vita ti insegna a considerare e vivere come un regalo meraviglioso. In scena loro si raccontano gli uni agli altri, si parlano e si divertono, fino a che qualcosa di molto imprevisto accade. Una notizia inattesa e scioccante li travolge e mette a dura prova il loro rapporto. L'amicizia è un sentimento in cui ciascuno spettatore può rispecchiarsi, anche perché l’amicizia è definibile in modi infiniti. È un aspetto molto affascinante legato a questa emozione: alla fine, per davvero, che cosa siamo realmente disposti a fare per i nostri migliori amici?

Ci vogliamo così bene da essere pronti a compiere qualsiasi cosa per esaudire la richiesta - e mi riferisco a quelle domande che partono più dal profondo - di un amico o un’amica? Chissà se la risposta arriva sempre per tutti con sicurezza... Con gli altri due attori, Edy Angelillo ed Emanuele Barresi, ci frequentiamo anche nella vita, fuori dal palcoscenico. C'è un rispecchiamento del tema dell’amicizia nella realtà: anche se non sono i miei migliori amici, stiamo benissimo insieme e passiamo delle serate dolcissime a scherzare tra di noi. Credo che uno spettacolo così, altrimenti, non lo potremmo fare: un grande racconto di amicizia e, soprattutto, di vita. Devi metterti tanto in gioco per entrare nel meccanismo della storia, proprio come attore: ogni sera per noi è attuare sulla scena come un travaso di verità. Cerchiamo di metterci a nudo e di restituire al pubblico un sentimento che sia il più sincero possibile.
Agli spettatori chiede di provare empatia per quelle tre esistenze che, per un’ora e mezza, hanno provato ad entrare nella loro anima.
Sì, perché nel testo l’alternanza di sorriso, ilarità, malinconia, sorpresa, nostalgia e dell’immancabile “colpo di scena” è davvero mirabile. Si ride di cuore, e un momento dopo ci si scopre indifesi, quasi trafitti da qualcosa che non identifichiamo ma che, incredibilmente, riusciamo a dimenticarci un momento ancora dopo. E così avanti, a non finire… Fino a che l’applauso arriva liberatorio, quasi catartico. Per quanto riguarda il pubblico più in generale, ed è una sensazione che sta andando sempre più a rafforzarsi per come va adesso il mondo, credo che si debba rapportarsi alle persone che vengono a teatro senza dimenticare mai la realtà in cui viviamo. Tutto ci allontana oggi, non solo dal teatro, ma dall’arte nel suo complesso. Tutto è consumismo, tutto è immagine, tutto è possesso. Tutto abita in questa scatoletta che ci portiamo sempre tra le mani: lo smartphone, in cui risiede la visuale dell’intera realtà. E coloro che frequentano il teatro, a dispetto di ciò, negli anni io ho imparato a considerarli veramente come degli amici. Sono dei marziani, che scelgono il teatro, nonostante il mondo parli di altro... E ogni sera in scena cerco di dare tutto me stesso, proprio per ringraziarli di questa scelta preziosa.
“L'amicizia è un sentimento in cui ciascuno spettatore può rispecchiarsi, anche perché l’amicizia è definibile in modi infiniti”