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Una storia originale. Interviste a Giuliana De Sio e Alessandro Haber

20 dicembre 2023

di Angela Consagra

Uno stato di tensione, di trepidazione, attraversa lo spettacolo La signora del martedì dall’inizio alla fine, e ci accompagna all’imprevedibile conclusione, lasciandoci senza fiato.

Foto Salvatore Pastore

Il testo di questo spettacolo presenta degli accenti di grazia e dolcezza, ma anche un po’ torbidi…

 

GIULIANA DE SIO: In realtà io volevo fare un noir e ho chiamato Massimo Carlotto, uno degli esponenti più significativi di questo tipo di scrittura, sapendo già che avrebbe potuto scrivere anche per il teatro. Gli ho chiesto di scrivermi un testo, lui mi ha risposto con l’invito di leggere La signora del martedì. Il romanzo mi è sembrato subito molto interessante, perché descrive quattro personaggi inediti, dal percorso non banale. Il mio personaggio all’inizio l’ho trovato forse quello messo meno a fuoco: è una donna misteriosa, pensavo di non avere molti appigli sui quali lavorare. Dalla prima stesura che ha mandato Carlotto ci abbiamo poi lavorato sopra un po’ tutti, abbiamo riscritto e ricorretto; è stato un percorso lungo e complesso, ma alla fine abbiamo confezionato questo spettacolo originale, che è un misto di più cose: un noir, ma con la musica e con tratti anche da vaudeville. È un testo molto difficile da raccontare, ci sono quattro personaggi che si muovono nella storia: un travestito proprietario di una pensioncina, che si veste da donna dentro la sua pensione e da uomo quando esce fuori; una signora misteriosa che ogni martedì bussa alla porta di questa pensione, paga e sale al primo piano, dove abita un attore porno in disarmo, colpito da ictus per avere assunto troppo viagra e che adesso fa il gigolò; un personaggio strano in sedia a rotelle, che all’inizio si presenta come un cliente che è stato cacciato dalla moglie, invece nel corso della narrazione si assiste a un gioco di svelamento di maschere e di identità, rivelando la sua vera professione di giornalista, che è anche uno stalker. Tutto il corpo centrale dello spettacolo si basa su questa intervista-psicodramma tra la signora del martedì e il giornalista, che l’ha pedinata a lungo per riuscire a parlare con lei. L’autore Massimo Carlotto ha avuto una storia personale terribile, si è fatto tanti anni di carcere per un omicidio che non ha commesso: da allora tutta la sua produzione letteraria gira intorno al tema della persecuzione della stampa e di quanto questa sia sensazionalistica, capace di rovinare la vita delle persone. Ad un certo punto il ritmo dello spettacolo si trasforma e diventa un vaudeville: quando la storia arriva ad un apice drammatico, il registro cambia nel comico. Lo spettacolo è inframezzato anche da canzoni: per la signora del martedì è molto importante un tango, l’attore porno canta L’immensità, il transessuale balla sulla musica di Patty Pravo e il giornalista canta La Notte di Adamo. Ogni attore ha il suo tema ed è puro intrattenimento, ma molto originale. Come attrice io indago spesso la corda del tragicomico, anche se in questa storia tocco soltanto la chiave del comico: la parte più leggera o ironica è in mano ad altri personaggi. Il mio personaggio, purtroppo, esprime prevalentemente il lato tragico, vittima di un destino che la scova ovunque lei si nasconda. È uno dei pochi personaggi dal profilo totalmente tragico che io abbia mai interpretato: una scommessa, che ho subito accettato. 

“C’è la voglia, da parte di tutta la Compagnia, di giocare insieme sulla scena: è come suonare, ci diamo i tempi e i controtempi”

 

Alessandro Haber

 

 

“Il romanzo mi è sembrato subito molto interessante, perché descrive quattro personaggi inediti, dal percorso non banale”

 

Giuliana De Sio

Foto Salvatore Pastore

ALESSANDRO HABER: All’inizio, quando mi hanno proposto questo spettacolo, ero un po’ titubante perché il personaggio del giornalista non aveva sfaccettature: si tratta di un cinico, che scrive degli articoli mirati a distruggere gli altri, ma senza una motivazione di fondo, tutto è fine a se stesso. In seguito, lavorandoci sopra insieme anche ai colleghi, dando corpo ai vari personaggi, ho trovato degli elementi più sotterranei del carattere: è un personaggio con delle sfumature diverse, parte in modo solare e tira fuori tutto quello che ha dentro, per trasformarsi poi in una figura dolorosa che racconta e si racconta. Lui si innamora pazzamente del personaggio di Giuliana De Sio che si prostituisce, è uno dei suoi clienti. Pensando oggi alla questione dei femminicidi, il mio personaggio sarebbe potuto diventare un killer, nel senso che questo suo innamoramento folle lo avrebbe potuto portare anche verso quella direzione. Cerca di salvare questa donna, di portarla via dalla strada, ma lei lo rifiuta. I genitori la accusano di aver ammazzato la famiglia intera, ma Belli sa che non è colpevole: le manda delle lettere in carcere che non leggerà mai, perché non è interessata a questo personaggio, che nel frattempo si è sposato ma è sempre rimasto con la testa legato a lei come un’ossessione. È talmente disperato che vive una malattia che lo porta a perdere forza nelle gambe, riducendolo a muoversi su una sedia a rotelle. Non è un trauma violento o una caduta a condurlo verso questa condizione, piuttosto si tratta di una causa psicosomatica: il suo innamoramento è così straziante e forte che lo porta, in maniera quasi curiosa, a perdere l’uso delle gambe. Il suo stare sulla sedia a rotelle è dovuto alla sofferenza e all’impossibilità di poter ottenere e salvare Nanà. Nel nostro allestimento del testo il personaggio si muove in questo modo anche perché, io stesso, in quel periodo stavo realmente su una sedia a rotelle – per un’operazione non andata a buon fine – e abbiamo cercato di far aderire al personaggio quelle sfaccettature che erano proprie del mio stato fisico di allora. Oggi giro con una stampella e sono più autonomo… Lo spettacolo è come se fosse una partitura musicale: oltre al lato più drammatico, ci sono anche dei momenti molto divertenti. C’è la voglia, da parte di tutta la Compagnia, di giocare insieme sulla scena: è come suonare, ci diamo i tempi e i controtempi. In particolare, Giuliana De Sio, una delle attrici più talentuose che abbiamo in Italia, è stata brava anche a dare il suo contributo di scrittura e riduzione del testo, come anch’io ho stimolato molto il gruppo per rivedere il personaggio, cercando la possibilità di dargli un’anima. Avendo un profilo unilaterale, questo ruolo si è invece umanizzato: volevamo far capire perché lui fosse arrivato a essere così cinico e disarmante. Alla fine, in qualche modo, si salva. Tutti i personaggi stanno ai margini della vita, ognuno con il suo mondo e le sue sconfitte, ma sono belli proprio per questo. In scena io cerco sempre di portare il mio vissuto più intimo in primo piano: scavo dentro me stesso e, in questo caso, devo trovare il mio cinismo, la mia cattiveria e il mio fallimento. Anche se il sentimento del cinismo penso che non mi appartenga, sicuramente esiste, e il mio mestiere è riuscire a individuarlo. Tiri fuori il cinismo e lo elabori per ciò che deve essere, così di volta in volta si creano sempre dei piccoli miracoli. Tento di portare sul palcoscenico la voglia di divertirsi e di allontanarsi da se stessi per essere altro, sfuggendo al reale, ma sempre partendo da una verità, sia negativa che positiva. Non cerco mai la luce, recito in penombra: non considero la dizione o il perbenismo, perché preferisco sbagliare un accento ma dire una frase veramente in un modo che possa essere credibile.